Una vita tranquilla

E’ un po’ come “Le Conseguenze dell’Amore” (10/10) ma qualche gradino più in basso, forse qualche decina di gradini più in basso.

Guardare Toni mentre osserva fuori da una qualsiasi finestra è un’esperienza che scalda la mente di ogni intellettuale. Ogni ruga è calcolata e espressiva.

Una rappresentazione napoletana/tedesca precisa e pulita nelle immagini che però non regala particolari emozioni.

Intimista ed anziano.

Voto: 6/10.

Antichrist

Approcciare un film di Lars Von Trier non è mai un operazione indolore. E questo Anticristo non ne fa eccezione. Film ipercriticato dai detrattori di Lars, accettato dagli estimatori e sui cui la critica si è masturbata senza risultato per poi negarne la bellezza.

Tecnicamente distinto. Immagini torbide. Climax curato. Crudo e sessuale. Vedere scene di violenza e poi di sesso e poi ancora di violenza non possono non sconvolgere lo spettatore.

Quindi mi è piaciuto moltissimo? Insomma. Troppo personale e psicologico, intimista ma non nel senso globale ma nel senso che Lars ha seri problemi con la vita come noi la conosciamo.

Charlotte bravissima e bellissima, se la bellezza fosse la somma delle spigolosità (fisiche e caratteriali) di una persona lei sarebbe la Marylin Monroe del 21esimo secolo. Willem Dafoe discreto ma oscurato dalle crisi e dalla fisicità di Miss Gainsbourg.

Musica non mi parne di averne udita se non nell’emozionante prologo ed epilogo, quando l’etere si riempie con le note di “Lascia ch’io pianga” di Handel (guardatevi il video).

Non ho molto altro da dire poiché il film lo dimenticherò molto presto nonostante le sue particolarità. E questa è l’offesa peggiore.

Attendiamo Melancholia sperando che il prossimo esperimento da psicologo autodidatta sia migliore.

“A crying woman is a scheming woman” 

Voto: 6.5/10 (per l’impegno)

Once


Lui è un musicista di strada che per vivere ripara aspirapolveri, vive con il padre, madre morta; è appena uscito da una storia d’amore con un ragazza che l’ha tradito e di cui è ancora innamorato.
Lei è una ragazza di origini ceche, con una bambina, sposata, vive con la madre e la figlia, suona il piano per passione e canta; vive vendendo rose per strada.
La città: la magica, grigia, sporca e rauca Dublino.

Lui è irlandese in tutto, rosso con la sciarpa marrone, compone canzoni d’amore.
Lei suona un’ora al giorno in un negozio di musica perché “In Irlanda i pianoforti costano troppo“.

Sono entrambi squattrinati.

E’ un musical che parla di loro due, con delle canzoni originali che dire stupende è riduttivo. Girato interamente con una telecamera a mano per le strade di Dublino, senza permessi all’insaputa dei passanti. Fotografica minimalista ma quando iniziano a cantare e suonare tutto viene saturato da colori caldi e avvolgenti. Sorride ed emoziona vedere loro due cantare assieme con dietro un aspirapolvere o lei cantare per strada mentre cammina vestita con una vestaglia e un paio di babbucce.

Se dovessi fermarmi a parlare solo del musical in se (entrambi gli attori non sono professionisti ma sono in realtà dei musicisti) il film sarebbe da 10. Ma c’è anche una storia che ogni tanto qualche colpetto lo perde. Rimane un opera indie originale emozionante e personale. Tutti i premi che ha vinto sono ampiamente meritati.  Il finale vi avverto vi farà incazzare/rattristire come iene.

Voto: 8.5/10

Lebanon

Film energico questo israeliano. Narra di un gruppo di quattro militari addetti ad un carroarmato durante la guerra dell’82 in Libano. Tutto il film si svolge all’interno della cabina del cingolato, l’unico sguardo sull’esterno avviene attraverso l’obiettivo di puntamento.

Film teso e nervoso, che crea una certa ansia nello spettatore, non ci si può rilassare. Ogni battuta o ogni dialogo tra i soldati viene sempre e perennemente interrotto da qualche evento esterno.

Regia discreta, attori tutti all’altezza, semplicemente sublime il comandante del plotone Zohar Shtrauss: duro e immerso nella parte, specchio vero e proprio della guerra.

“Ma prima si deve dare una pulita al carro.
Non è possibile fare la guerra in questo schifo.”

Film che va apprezzato sia per i molteplici messaggi (sebbene non particolarmente originali) sia per la tecnica e con il coraggio con cui è stato realizzato. I film che si basano su qualche forte espediente (in questo caso tutte le riprese all’interno del carro) di solito trascurano dettagli importanti nella sceneggiatura oppure nell’evoluzione dei personaggi. Questa pellicola per fortuna ne è l’eccezione.

Note dolenti: forse un po’ troppo corto, a tratti pare che Samuel Maoz (il regista) sentisse la necessità di colpire/spiazzare lo spettatore tenendolo sempre all’erta più che fermarsi a riflettere su qualche particolare.

E la guerra? Rende vittime tutti e Lebanon cerca di farcelo capire dal punto di vista di Israele. Soldati impreparati e tormentati, carnefici di mille stragi. Lo sguardo del mitragliere attraverso l’obiettivo è un’ottima metafora, uno sguardo umano, infelice, impaurito, attento però ai particolari. Che poi questi giovani soldati siano colpevoli o no non lo so e non credo che nessuno di noi possa avere l’arroganza di dare un giudizio.

Di parte sicuramente ma un bel vigoroso film.

Voto: 8/10

Stanno tutti bene VS Stanno tutti bene (ovvero Everybody’s fine)

Veloce confronto tabellare tra la versione italiana del 1990 e la versione americana del 2009. La storia è praticamente identica, intere scene semplicemente clonate. Racconta di un anziano che compie un viaggio per incontrare i suoi figli/e in giro per l’Italia/USA, praticamente un anziano on the road che scopre che la sua prole non se la passa poi così bene.

Titolo Stanno Tutti Bene Everybody’s fine
Voto 7.5 7
Voto Regista 8 (Giuseppe Tornatore): la vena onirica che ricorda Fellini crea dei momenti e delle scene gradevoli 6.5 (Kirk Jones): moscio e didascalico, ha fatto i compiti
Voto protagonista 7 (Marcello Mastroianni): un po’ affaticato e troppo nascosto dentro i suoi vestiti e dietro i suoi occhiali 8.5 (Robert De Niro): strepitoso sia nella componente drammatica che in quella comica (vedi la scena con la prostituta: minimalista)
Voto altri attori 6: Gli attori italiani a tratti paiono semplici macchiette 7: il cast americano composto da Drew Barrymore, Sam Rockwell e Kate Beckinsale è più affiatato con Rober De Niro.
Locandina
Versione Originale Remake
Musiche Qui c’è Ennio Morricone quindi il vincitore non può essere che lui. Hands down. Il buon Dario Marinelli ci prova a stare al passo con il maestro ma non ci riesce. Discreto ma non ai livelli di qualche suo precedente lavoro come Atonement. Non male la ballata originale di Paul McCartney.
Migliore Scena Il sogno nella spiaggia e la grande piovra volante. I tre incontri con i figli.
Ambiente Le scene corali del film sono ben dirette. Tornatore cerca di ritrarre l’Italia del ’90. Gli USA fanno solo da sfondo.
Carattere Amaro e senza speranza Ironico e conciliante
Best quote “E’ siciliano?”
“E’ Grave?”
“Well, we got wines from all over the world. We got, uh, English wines from France, we got Italian wines from all over Europe.

Harry Potter e i doni della morte parte 1 ovvero aborro il disprezzo preventivo

Dovrei provare a recensire il buon Harry Potter and the Deathly Hallows part 1 ma non voglio farlo. Trattasi di un buon film, dark, cupo, maturo, sicuramente il migliore della direzione targata David Yates. Ma non è questo il nocciolo della questione, voglio solo scatenarmi contro chi disprezza il maghetto occhialuto a priori. Perché oggi tanto per cambiare sono retoricamente polemico.Iniziamo dai fatti e cerchiamo di essere pragmatici:

  • Harry Potter è un fenomeno letterario di proporzioni storiche
  • Harry Potter è un fenomeno sociale
  • Harry Potter ha un struttura narrativa impeccabile
  • Joanne Rowling scrive molto bene
  • I film su Harry Potter sono sempre piacevoli e mai noiosi
  • 3 libri su Harry potter sono notevoli (vedi Il prigionerio, I Doni della Morte e il Calice di Fuoco)
  • Il mondo descritto in Harry Potter è affascinante
Detto questo chi mi guarda e mi dice “Non mi piace Harry Potter“, “Harry Potter è una cazzata” mi incuriosisce. Quindi gli chiedo “Come mai?“, ce ne fosse uno che adducesse una motivazione seria o portasse delle tesi a supporto della sua teoria. La razza peggiore sono quelli che si rifiutano a priori appunto dicendo “Fantasy, magie maddai sono delle stupidate perché non esistono nella realtà“. Ma con questa tipologia di persone ho da parecchio rinunciato in quanto amante da una vita di fantascienza, fantasy e fantastico.
Detto ciò a tutti gli scettici consiglio di dargli una possibilità, anche solo per l'”importanza sociale” di questo fenomeno, poi possono criticare. Io la ritengo una saga buona ma non eccelsa.

This Is Spinal Tap

Falso Rockumentary che prende in giro tutto il rock. Erano 15 anni che non lo vedevo ma il buon Lampis me l’ha ricordato con una scena particolarmente divertente. Parla di una fittizia band, gli “Spinal Tap” appunto, che fa l’ultimo tour negli USA dopo 15 anni di carriera.

Si ride ovunque, ad ogni battuta e ad ogni inquadratura. Potrebbe sembrarvi esagerato nel modo in cui viene narrato ma non lo è. I due protagonisti funzionano benissimo, le loro capigliature icona dell’Hair Metal fanno tenerezza rivedendole oggi.

Il buon Rob Reiner ha preso tutti gli stereotipi delle rock band metal e non solo e li ha conditi con situazioni grottesche e irriverenti.

Le canzoni, se canzoni si possono chiamare, composte per il film fanno il loro lavoro più che egregiamente.

Illuminanti le migliaia di citazioni di cui il film è disseminato: Beatles, Rolling Stone, Aerosmith, Black Sabbath ecc ecc.

Sicuramente uno dei migliori film musicali e sul mondo della musica mai prodotti.

Voto: 8.5/10.

Derek Smalls: That’s not to say I haven’t had my visionary moments.
I’ve taken acid seventy… five, seventy-six times.
Marty DiBergi: 76?
Derek Smalls: Yeah, so I’ve had my moments in the sky.