Departures ovvero Okuribito

Sono certo che la mia prosa non sia degna di tale film, probabilmente dovrei tacere, nella migliore tradizione nipponica, e semplicemente sussurrare “capolavoro”. La pellicola mi ha emozionato all’inverosimile, ho perso il numero di volte che dai miei occhi sono scese le lacrime non solo per la tristezza ma soprattutto per l’intensità. Departures parla di tutto e come tutto alla fine ritorna a se stesso. Tutto trova una collocazione.

E’ la storia di un giovane violoncellista disoccupato che da Tokyo si trasferisce nel paesino dove è nato e inizia una nuova vita assieme alla moglie. Trova lavoro come assistente tanatoesteta (colui che prepara i morti per l’ultimo viaggio).

Colpisce la gestualità dell’opera, la discrezione, la dignità tipica della cultura orientale (qualsiasi paragone con le tragedie attuali è fortemente voluto). Mi risulta particolarmente complesso essere originale nel descrivere Departures, non posso fare altro che dire banalità sincere.

La morte, la vita, la famiglia, i rapporti e i doni sono i protagonisti. Pregno di filosofia e saturo di buon senso. Come ad esempio capire il proprio dono e prendere coscienza di quello in cui si è mediocri. Come il rispetto per ogni persona e ogni cosa. Come l’impossibilità di dimenticare. Come l’importanza della deferenza verso la morte e l’importanza sia per il defunto che per i “cari” di prepararsi per la dipartita. La riflessione sulla morte di questo film vi entrerà dentro. Departures è un film che parla quindi di argomenti personali, intimi ma lo fa anche con ironica profondità. E le partenze non riguardano solo le morti ma anche le partenze da un certo tipo di vita, conoscere i propri limiti e viaggiare verso altre destinazioni, alla ricerca della rinascita spirituale trascurando le convinzioni sociali (scusate ancora per la banalità).

Departures è semplice, raccontato in modo semplice, nessun eccesso nella storia ma è imponente e sontuoso, perfetto e composto (spero che anche i detrattori di Via Munerati concordino).

Oscar come film straniero pienamente meritato anche se la vittima in questo caso è un altro fuori classe (Valzer con Bashir, 9/10).

Capolavoro. 10/10.

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