Kolya [Kolja]

Oscar come miglior film straniero nel 1997, è rimasto nel mio cassetto dei film da vedere da più di dieci anni.

E’ la storia di un uomo di mezza età Louka, un dotato musicista cacciato dalla filamornica. Ora 55enne sopravvive suonando ai funerali e decorando tombe. Donnaiolo, single e indebitato, vive in una “torre” a Praga.

Per saldare parte dei suoi debiti decide di sposarsi con una musicista russa così lei può avere la cittadinanza ceca. Dopo il matrimonio lei fugge in Germania Ovest per suonare e Louka si ritrova ad accudire il suo bambino, Kolya appunto.

Louka non parla russo, Kolya non parla ceco, e da qui  ci viene così raccontato e spiegato come nasce il mestiere del padre, giorno dopo giorno.

Tutto è pervaso da un senso di leggerezza e di dolcezza; il regime comunista e la famosa Rivoluzione di Velluto sono descritte garbatamente. Praga fa solo da sfondo putroppo, avrebbe potuto dare un carattere ancora più poetico al film.

Da critici nostrani viene mossa una critica pesante al doppiatore italiano: “viene reso il personaggio di Kolya troppo triste”; effettivamente dalle immagini e dal carattere burlesco del personaggio un doppiaggio ed un tono più allegro avrebbe forse dato qualcosa di più a questa già buona pellicola.

Un’opera raffinata, in alcuni momenti poetica.

8/10

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